mercoledì 21 dicembre 2011

Ora Ghiglione, giustamente, vuole togliersi dalla scarpa alcuni “sassolini"

«L’inchiesta nei miei confronti partì da un esposto anonimo dopo ben venti anni di lavoro presso la Asl 4, senza problemi - dice Fabio Ghiglione - Venti anni durante i quali ho avuto apprezzamenti da parte dell’utenza per le prestazioni e i servizi resi negli ambulatori. Come ho potuto dimostrare in sede di Appello, ribadisce il medico Ghiglione le ore da me rese erano ben più di quelle dovute senza che avessi mai richiesto o recuperato alcuno straordinario, mentre i miei spostamenti avvenivano sotto timbratura per problemi di copertura assicurativa. Mi spostavo con la mia automobile, regolarmente autorizzato, in quanto non disponevamo di un’auto “di servizio”. Riguardo alle certificazioni necroscopiche in Appello è stato possibile dimostrare che, come già dichiarato in primo grado, le visite avvenivano presso gli “oratori” e non presso le abitazioni per verificare dopo almeno 15 ore dal decesso l’assenza di segni di vita. Personalmente sono contento per me e i miei familiari che sulla vicenda sia stata fatta chiarezza. Il primo dicembre del 2009 avevo comunque rassegnato le mie dimissioni - benchè fossi stato reintegrato in servizio - ritenendo più utile per la mia serenità troncare un rapporto che mancava ormai, almeno da parte mia, della necessaria fiducia. Oggi che questa sentenza fa piena luce sulla assolta buona fede con cui ho gestito negli anni il mio ruolo di dirigente medico torno a dedicarmi alla mia professione che in questi ultimi anni mi ha dato grandi soddisfazioni ».

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